Più bagnata di così...
Andavano a velocità diverse: lui in pace con il mondo, amava il relax, i tempi lunghi, lei era frenetica, sempre in cerca di nuove emozioni, assaporava tutto.
E ogni volta che doveva fare una cosa da sola assaporava ancora meglio, ancora di più perché lui non c’era. Era come se dicesse a lui assente, ‘ecco, guarda cosa ti perdi, peggio per te.
Così arrivati in albergo lui aveva preferito rilassarsi tra le lenzuola fresche e lei invece si era infilata il costume ed era corsa in spiaggia
Non aveva ancora messo piede sulla sabbia quando all'improvviso, mentre camminava sulla passerella era stata colpita da un gavettone: un palloncino pieno d’acqua fino al limite, che era esploso al primo contatto con il suo corpo.
Era rimasta interdetta e il primo moto era stato di sorpresa, e di rabbia, se doveva essere sincera con se stessa.
Lo schiaffo violento del gavettone l’aveva colpita su un fianco, l’abbraccio umido dell’acqua le aveva appiccicato i vestiti addosso, il suo primo pensiero era stato per il telefono, ma mentre si girava inviperita verso la direzione del lancio, aveva pensato con sollievo che era al sicuro nella borsa.
Si era aspettata di trovarsi davanti un ragazzino, con l’espressione furbetta e la risata sguaiata, ma il rimprovero che stava formulando confusamente nella sua testa era morto prima di nascere quando aveva realizzato che il suo aggressore era un uomo più o meno della sua età.
Gli occhi ridenti, una fossetta impertinente a lato della bocca, il corpo abbronzato.
Non era riuscita a proferire parola e non aveva potuto fare a meno di sentire il suo sguardo scivolare lungo il vestito che il gavettone le aveva avvolto così bene intorno al corpo, risalire verso la scollatura, infine piantarsi nei suoi occhi.
E anche lei aveva sorriso e si era avviata lungo la spiaggia ancheggiando un po’ più del necessario, co gli occhi di lui, ci poteva giurare, incollati sul sedere.
Aveva raggiunto il lettino in riva al mare, tirato fuori le riviste dalla borsa di paglia, si era ricoperta di crema e si era sdraiata sotto i raggi carezzevoli del sole, ben consapevole che l’atmosfera intorno a lei si faceva sempre più effervescente. La spiaggia si riempiva a vista d’occhio ed erano sempre di più le persone che arrivavano in riva al mare fradicie come lei. Anche le grida e le risate, all’inizio contenute, aumentavano costantemente di volume man mano che il sole saliva più alto nel cielo.
Ogni tanto si sollevava a cercarlo tra la folla, ma il suo sguardo si perdeva tra le file di ombrelloni tutti uguali, scivolava sulla carne nuda delle persone che affollavano la spiaggia e a un certo punto si era rassegnata, aveva infilato le cuffie e chiuso gli occhi nella speranza di non sentire il clamore crescente.
Era stata la frescura di un’ombra improvvisa sul corpo a farle aprire gli occhi. E la prima cosa che aveva visto era stato lo sguardo ridente: il suo aggressore era proteso sopra di lei ed era pronto a rovesciarle un secchiello pieno d’acqua addosso. Lei si era tolta gli auricolari e sollevata sui gomiti, consapevole che la presenza del telefono sull’asciugamano le dava qualche attimo di negoziazione e che in quel modo gli addominali affioravano sulla sua pancia e i seni prendevano una forma più piena.
"Non sei un po’ troppo asciutta?" le aveva detto lui, forse con una leggera allusione nella voce. Lei aveva gettato una rapida occhiata intorno e si era resa conto che nel frattempo la situazione era degenerata.
Con studiata lentezza si era sollevata a sedere per avvolgere i fili degli auricolari intorno al telefono (lui si era leggermente spostato ma il suo sguardo, ne era sicura, non si era staccato da lei), lo aveva messo in borsa insieme alle riviste e piazzato tutto a distanza di sicurezza. Poi, con un’occhiata di sfida si era allungata di nuovo sul lettino, sollevando le braccia oltre la testa.
Lui era rimasto un attimo sospeso, a guardarla così, distesa, languida sotto di lui, un guizzo aveva attraversato il suo sguardo e con cura meticolosa aveva rovesciato l’acqua su di lei, muovendo il secchiello in modo che nessuna parte del suo corpo restasse asciutta.
Erano rimasti a guardarsi, lei distesa, bagnata, lui con il secchiello vuoto in mano. Poi lui era corso via con uno scatto elastico, lasciando cadere il secchiello che lei aveva raccolto prontamente prima di mettersi a rincorrerlo.
Il campo di battaglia si era spostato verso la parte alta della spiaggia, tra le file delle cabine di legno che offrivano un riparo ben più consistente, non solo per proteggersi, ma soprattutto per nascondersi. E lì era cominciata una caccia ben più eccitante, una specie di nascondino che si era rarefatto sempre di più, finché alla fine era risultato ovvio a entrambi che quello era un gioco tra di loro, che non importava più nulla di tutto il resto.
Lei si era sentita il cuore in gola mentre circumnavigava una cabina posta al termine della fila, la pistola ad acqua ben carica tra le mani, pronta a vedersi guizzare lui davanti da un momento all’altro.
L'eccitazione la stava pervadendo, il cuore batteva forte e la fica le pulsava, bagnandosi sempre di più.
Si era fatta avanti lentamente, appiattendosi contro il legno, per poi lanciarsi, armi in pugno, nello spazio vuoto tra una cabina e l’altra e il cuore le si era fermato un attimo in gola quando l’aveva trovato completamente libero. Non c’era traccia di lui. Ora anche il fiato si stava facendo corto.
Si era sentita afferrare da dietro inaspettatamente e non era riuscita a trattenere un grido di sorpresa, mentre lui la spingeva dentro una cabina e chiudeva la porta veloce.
Erano rimasti un attimo a guardarsi senza vedersi nell’improvvisa penombra, senza fiato nell’improvvisa calma. Nel silenzio rotto solo dai loro respiri, si era sentito il rumore della pistola ad acqua che lei aveva lasciato cadere.
Come obbedendo a un ordine, si erano lanciati l’uno contro l’altra. Lei lo aveva placcato contro il muro con tutto il suo peso e aveva iniziato a baciarlo selvaggiamente, lui aveva infilato mani frenetiche sotto il suo bikini umido. Lo aveva sollevato sopra i seni turgidi e si era piegato per leccarli. Lei aveva iniziato a gemere, allora lui l’aveva spinta contro la parete della cabina, le aveva messo una mano sulla bocca, ‘Shhhh!’ aveva sussurrato.
Per tutta risposta lei aveva aperto le labbra sotto la sua stretta e gli aveva dato un morso, piccolo e improvviso, che lo aveva fatto sobbalzare, più per la sorpresa che per il dolore.
Poi, approfittando del suo smarrimento, l’aveva schiacciato di nuovo contro la parete, aveva tirato fuori il suo sesso e sollevato una gamba contro il suo corpo, mentre con le mani lo guidava dentro la fica, grondante per lui.
Lui aveva afferrato la sua coscia e si era spinto con violenza dentro di lei.
E avevano iniziato a scopare così, con lei che si aggrappava ai ganci per appendere i vestiti per resistere ai suoi assalti. Poi lui si era ritratto bruscamente, strappandole un gemito di dolore, l’aveva girata e spinta contro il muro, le aveva tirato su una gamba e si era infilato di nuovo dentro di lei e questa volta era deciso ad andare fino in fondo, perché le aveva messo di nuovo una mano sulla bocca mentre lei mugolava di piacere contro le sue dita ma non lo mordeva più. E la prima volta era stata così, violenta e un po’ selvaggia.
Si erano adagiati esausti sul pavimento un po’ insabbiato della cabina, come due quindicenni alla prima esperienza e, come un quindicenne premuroso, lui aveva disteso un materassino per farla stare più comoda e si erano assopiti.
Quando si erano risvegliati, nudi e abbracciati, lui aveva affondato il viso sulla fica di lei, aveva iniziato a leccarla lentamente, divaricando con le dita le labbra carnose e turgide e poi l’aveva fatta vibrare di piacere infilando dentro le dita di una mano, mentre le infilava le altre in bocca.
E, dopo aver goduto, lei si era seduta sopra di lui e aveva iniziato a muoversi finché non lo aveva sentito duro e lo aveva cavalcato con sapienza, e stavolta si erano tappati la bocca a vicenda.
Quando finalmente avevano deciso di uscire, la sabbia era umida e il sole cominciava a tramontare sul mare. In spiaggia era rimasta poca gente, tutti se n’erano andati ai loro aperitivi, alle loro cene, alle feste. E lei aveva pensato che, ecco, adesso era proprio il momento di tornare dal suo fidanzato, nella stanza fresca dell’albergo, farsi una doccia per togliersi di dosso il sale e il sapore dell’altro e poi fare l’amore di nuovo, insaziabile come al suo solito.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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